Alzare gli standard per raggiungere il successo: la storia di Selen.

Mi ricordo bene dei quindici anni di Selen. Era una ragazza dal fisico minuto, capelli lunghi e arruffati; non amava stare in mezzo alla gente o forse solo con la sua classe si ritrovava ad isolarsi per paura di dire la cosa sbagliata al momento sbagliato.

Era timida, insicura e se mi fosse stato chiesto di descriverla con una parola avrei pensato subito alla tristezza

Mi era capitato spesso di incantarmi a guardare in quegli occhi tristi, anche se in quella tristezza continuavo a vederci un mare stupendo. Non mi era mai importato che sembrasse goffa, nonostante fosse per questo che venisse sempre presa in giro.

Io l’avevo sempre guardata in modo diverso dagli altri, glielo leggevo nei lineamenti quanto sognasse.  

Gli altri compagni però si divertivano a prendersi gioco di lei perché nelle interrogazioni alla lavagna capitava spesso che tartagliasse. E poi ci si metteva anche l’insegnante a ribadirle che non aveva “una buona padronanza linguistica“.

Avevo perso il conto delle volte che l’avevo sorpresa a piangere nei corridoi e mi ripetevo che i professori prima o poi sarebbero intervenuti di fronte agli atti di bullismo sempre più frequenti. Eppure non mi risulta l’avessero mai fatto.

Passarono cinque anni dalla fine del liceo e il suo ricordo è ancora vivo nella mia memoria.

Mi sarebbe piaciuto essere stato più maturo e difenderla prendendo in mano la situazione quando invece me ne ero stato zitto, scegliendo la strada più facile, quella del silenzio.

Mi capitava spesso di chiedermi se stesse bene. O dove fosse.

Ma lì, in quel momento lì, non potei approfondire i miei pensieri che Giorg mi diede una pacca sulla spalla ricordandomi che a breve si sarebbero spente le luci e si sarebbe illuminato il palco per la presentazione di un progetto lanciato quella sera per la rivoluzione del marketing online

Il buio calò e i bordi del palco si illuminarono per i led, dando un forte colore azzurro alla sala.

Sui due grossi schermi ai lati della stanza furono accese le telecamere proiettate sul palco ancora vuoto e io mi feci più piccolo nel sedile quando apparve una figura che mi fece dimenticare il vasto numero di persone nella stanza. 

Avanzò sul palcoscenico una ragazza dal fisico snello e atletico, avvolto dai dei pantaloni neri a palazzo e una camicetta bianca.

I tacchi la facevano sembrare più alta, le spalle dritte mi trasmisero una sicurezza rara…

Quando il viso emerse dalle luci soffuse deglutì alla vista di un caschetto perfettamente ordinato, un viso tondo con del trucco leggero e dallo schermo il mare dei suoi occhi mi invase… Era lei.

Prese il microfono tra le mani regalando un sorriso al palco e cominciò ad esporre ciò a cui aveva lavorato dandomi la conferma di essere lei ad aver ideato quel progetto.

Ad ogni sua parola io mi perdevo nella disinvoltura della sua voce, del suo sorriso, perché non tartagliava più. 

Ho perso il conto di quante volte avessi stropicciato gli occhi per accertarmi di non sbagliarmi. 

Sì, era veramente lei.

Quando incrociò il mio sguardo tra la folla per un momento ebbi la paura che si fosse dimenticata di me o, peggio, che nel vedermi potesse rattristarsi.

E invece mi sbattè in faccia un sorriso. Fu in quell’istante che capì il senso di “sorridere per essere ricordati anche dalle persone che hanno sbagliato”.

Mi guardò ancora prima di prendere un respiro profondo e lasciarsi andare:

Sono fiera di essere qui, ancora non ci credo… Sapete – mi disse – ho imparato che nella vita qualche volta bisogna toccare il punto più basso per rendersi conto di quanta forza conteniamo nelle gambe per spingerci in superficie e anche oltre di essa. È quello che io chiamo alzare i propri standard per alzare te stesso, i tuoi obiettivi e mettere sul piedistallo tutte le critiche, perché cari miei senza di esse non sarei qui”.

Abbassò lo sguardo per poi rialzarlo portandosi una ciocca corta dietro l’orecchio.

È sempre più frequente il cosiddetto ‘rapporto tossico’, ma quando cominci ad amarti certe cose non le vedi nemmeno lontanamente. Non è stato facile allontanare le persone che non mi permettevano di brillare, ma non rimpiango di averlo fatto: ho solo deciso di scegliere me stessa e per capirlo mi è servito vedere qualcun altro soffrire al mio stesso modo davanti ai miei stessi occhi. Questo non significa essere egoista, semplicemente avere amor proprio e del proprio futuro”.

Quella sera mi diede il regalo più grande della mia vita ed una lezione molto importante: ALZARE I PROPRI STANDARD per iniziare a vivere l’unica vita che abbiamo. Come meritiamo.

Rebe – Staff Leader di Valore

©RIPRODUZIONE RISERVATA